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L'energia migliore...
citando Lucien Kroll
Lunedì, 22 novembre 2010
Dopo i primi periodi creativi, l'Architettura Moderna ha generato forme criminogene: le ribellioni delle periferie francesi insegnano. A Clichy-sous-Bois sono state distrutte 10.000 macchine e nessuno (polizia, giustizia, psicosociologi, politici, urbanisti) ha ancora scoperto con cosa, come e perché. Si sa solo che tutto ciò ha coinvolto esclusivamente i "grandi insiemi" prefabbricati.
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"Nulla è successo poco più in là, dove la forma dello spazio ha mantenuto un minimo di spontaneità e di adattabilità. Abbiamo dunque disordini violenti e distruttivi (ma sempre portatori di significato) ed altri costruttivi, vivi, creativi ed indispensabili. Quello che si può trarre anche dall’analisi di questi fenomeni è che l'approccio al progetto deve essere reimpostato orientandolo verso obiettivi umani e cioè verso obbiettivi che la terra può sostenere. In una parola, un concetto, "Ecologia". Ovviamente ecologia non significa qualche pannello solare né un tetto verde. Ecologia è sostenibilità, è attuazione di una relazione più responsabile tra esseri umani e natura anche attraverso una decrescita sostenibile. Occorre realizzare interventi sostenibili e cioè aperti all’ambiente, relazionali, trasformabili, intrisi di cultura e cioè di tutto: lavoro, vita sociale, relazioni, complessità. L’architettura deve essere finalizzata all’uomo anche inteso come singolo essere. D’altra parte una analisi critica della modernità conduce ad una osservazione della odierna realtà ed alla considerazione che le nostre città hanno bisogno di più spazio per le auto ferme che per quelle in movimento; che la ruralità è quasi scomparsa a causa delle merci industriali ed artificiali; che il massimo per i giovani è la rete ed il fast food. Tutto si è specializzato con la fine delle molteplici capacità di ogni singolo. Occorre una inversione di tendenza nel cercare di stimolare il pensiero e proprio in questo contesto l'architettura, l'urbanistica e l’ingegneria sono chiamate a preparare le condizioni della complessità e devono essere il terreno per favorire lo sviluppo, la crescita. Devono essere principalmente sostenibili ed adattabili per oltrepassare il termine fisico dei materiali perché tutto deve essere mutabile al tempo. Tale concetto è forte perché contraddice il principio di eternità che si attribuisce in particolare alla casa ed ovviamente ad ogni industrializzazione edilizia. Occorre non pensare più agli abitanti futuri ma a quelli presenti. In questo modo si favoriscono i moti aggregativi, la nascita di micro socialità, le interrelazioni, la mutua vicinanza. La risposta a tutta questa complessità è il perseguimento di una elevata qualità ambientale necessaria per evitare il disastro totale ma anche strumento per progettare una architettura a dimensione umana e non a dimensione globalizzata. Bisogna tendere ad insediamenti passivi ed autonomi e cioè il più possibile indipendenti: l’energia migliore è quella che non si consuma. I tecnici devono recuperare il proprio mestiere di artigiani che hanno svolto per millenni con grande efficacia. Il compito sociale è elevatissimo perché è in grado di orientare il modo di vivere tanto da potere riequilibrare l’ecosistema prima che sia troppo tardi.
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